La Amazon Rainforest non è semplicemente una foresta, è un mondo a parte.
Un luogo dove la natura detta ancora le regole, dove il tempo rallenta e ogni rumore — il canto degli uccelli, la pioggia sulle foglie, il suono del fiume — ti ricorda quanto siamo piccoli davanti alla sua immensità.
Con oltre 5 milioni di km², l’Amazzonia attraversa gran parte del Sud America ed è considerata il polmone verde del pianeta. Ma viverla dal vivo è qualcosa che va ben oltre i numeri.
Significa svegliarsi immersi nella nebbia della giungla, navigare lungo il Rio delle Amazzoni, ascoltare storie e tradizioni delle comunità locali e imparare a osservare una natura che qui è ovunque: sugli alberi, nell’acqua, nel cielo.
È un viaggio che mette alla prova, ma che allo stesso tempo insegna a rallentare e ad ascoltare.
Perché in Amazzonia non sei tu a controllare l’ambiente, tu sei semplicemente un ospite.
Prima domanda: come vuoi vivere l’Amazzonia?
Prima ancora di scegliere un tour o una destinazione, secondo me è importante chiedersi:
Che tipo di esperienza voglio vivere?
Per visitare la foresta amazzonica è praticamente indispensabile affidarsi a un tour operator o a un’agenzia locale, perché l’accesso alla giungla avviene quasi sempre tramite escursioni organizzate.
E qui si apre un mondo.
Ci sono esperienze completamente immersive, pensate per chi vuole entrare davvero in contatto con la vita nella foresta:
Esperienze autentiche, intense e probabilmente indimenticabili.
Onestamente sarebbe piaciuto tantissimo anche a noi vivere qualcosa del genere. Tuttavia questo tipo di tour richiede solitamente almeno 3 o 4 giorni e, avendo un tempo limitato, abbiamo dovuto trovare un compromesso.
E così siamo arrivati alla nostra scelta.
Seconda domanda: Iquitos o Puerto Maldonado?
Prima di organizzare il viaggio c’è però un’altra scelta importante da fare.
Per accedere alla foresta amazzonica in Perù esistono principalmente due punti di partenza:
Da entrambe le città partono la maggior parte dei tour nella giungla.
Iquitos
Si trova nel nord del Perù, a circa 2 ore di volo da Lima.
La cosa che ci ha fatto scegliere questa destinazione è che Iquitos è una città raggiungibile solamente:
Non esistono strade che la collegano al resto del Paese.
Ed è proprio questo isolamento ad averci affascinato fin da subito.
Puerto Maldonado
Situata invece nel sud del Perù, dista circa 1 ora e mezza di volo da Lima ed è considerata la principale porta d’accesso alla giungla amazzonica meridionale. Resta comunque un’ottima alternativa.
La nostra esperienza nella foresta amazzonica 🌿
Abbiamo prenotato tramite GetYourGuide – escursione di due giorni nella foresta amazzonica.
Giorno 1
La nostra avventura è iniziata prestissimo: partenza in aereo da Lima alle 5:30 del mattino e arrivo a Iquitos verso le 7:30.
Piccolo consiglio pratico: se dopo l’Amazzonia tornerete nella stessa città, chiedete all’hotel di custodire i bagagli grandi. Noi abbiamo viaggiato con un semplice zaino come bagaglio personale, evitando così il costo del bagaglio in stiva e risparmiando qualcosa sul volo.
Una volta atterrati a Iquitos siamo stati accolti dal mitico Archimede che, a bordo del suo tuk tuk, ci ha accompagnati in centro fino al punto di incontro con la guida del Maniti Eco Lodge, la struttura dove avremmo soggiornato.
Dovendo aspettare altri viaggiatori, ci siamo fermati a fare colazione insieme alla guida e ne abbiamo approfittato per fare le prime conoscenze.
Arrivata anche l’altra coppia del gruppo, siamo ripartiti nuovamente in tuk tuk verso la città portuale di Nanay, il punto in cui il Rio Nanay incontra l’immenso Amazon River.
Da lì abbiamo iniziato circa due ore di navigazione per raggiungere il lodge, situato nel cuore della giungla a pochi minuti a piedi dalle rive del fiume.
E qui arriva la prima “cruda verità”.
Nella descrizione del tour veniva indicata la possibilità di avvistare caimani, tartarughe, delfini rosa, serpenti e moltissimi altri animali già durante la navigazione. In realtà le acque del Rio delle Amazzoni sono così scure che vedere animali non è affatto semplice, quindi il consiglio è di partire senza aspettative troppo alte sugli avvistamenti immediati.
Quello che colpisce davvero, invece, oltre alla maestosità del fiume stesso, è osservare la vita che scorre lungo di esso:
Una quotidianità completamente diversa dalla nostra, ma incredibilmente affascinante.
Dopo aver raggiunto il lodge e preso confidenza con l’ambiente circostante, abbiamo fatto una lunga passeggiata nella foresta. Qui abbiamo avuto la fortuna di vedere alcune scimmie, diversi uccelli tropicali e persino qualche tarantola nascosta nelle sue tane.
Nel primo pomeriggio il programma prevedeva la visita a una tribù locale.
Anche qui, però, voglio essere completamente sincera.
Ci aspettavamo qualcosa di più autentico e immersivo, magari visitando direttamente il loro villaggio e conoscendo davvero le loro tradizioni. In realtà ci siamo ritrovati in una struttura chiaramente organizzata per il turismo, dove alcuni membri della comunità si sono esibiti in danze tradizionali coinvolgendo anche noi.
È stata probabilmente la parte meno coinvolgente dell’esperienza, molto turistica e poco spontanea. Ma allo stesso tempo bisogna ricordarsi che ciò che per noi è “solo turismo”, per loro rappresenta una fonte di sostentamento e un modo per migliorare le proprie condizioni di vita.
Dopo ci siamo spostati a Monkey Island, una piccola isola che ospita diverse scimmie nel loro habitat naturale, anche se purtroppo alcune sono ancora tenute in cattività.
Durante la nostra permanenza, ciò che ci ha colpito più della fauna — tra scimmie e pappagalli dai colori incredibili — non sono stati gli animali in sé (alcuni purtroppo erano in gabbia, come bradipo e anaconda), ma la vita del piccolo villaggio presente sull’isola.
Vedere come e dove vivono le persone ci ha lasciati senza parole.
Ho ancora impressa l’immagine di cinque ragazzi seduti in un piccolo bar nel cuore della giungla, che cantavano e ridevano tra loro con una semplicità disarmante.
E proprio in quel bar abbiamo anche fatto una degustazione di liquori locali, prodotti direttamente sull’isola. Che dire… meno male che li servivano in piccole dosi, perché il livello alcolico era decisamente alto 😅
Rientrati al lodge ci siamo finalmente concessi un po’ di relax: bagno in piscina per combattere il caldo umido della giungla, qualche pagina di un libro sulle amache e il sottofondo costante dei suoni della natura.
Dopo cena è arrivato uno dei momenti più emozionanti dell’intera esperienza: l’escursione notturna nella foresta.
Con torce frontali in testa ci siamo addentrati nel buio più totale alla ricerca di ragni e altri animali notturni.
E devo ammettere che, nonostante io sia aracnofobica, è stata un’esperienza incredibilmente adrenalinica.
Camminare nel silenzio della giungla, illuminati soltanto dalla luce della propria torcia, è qualcosa di difficile da spiegare e ancora più difficile da dimenticare.
Giorno 2
La sveglia è suonata molto presto.
Dopo colazione ci siamo imbarcati per ammirare l’alba sul Amazon River.
E credetemi: vedere il sole sorgere lentamente sopra l’immensità del Rio delle Amazzoni è uno di quei momenti che restano impressi.
Il silenzio, i colori del cielo, il rumore degli uccelli e la nebbia che si alza dall’acqua creano un’atmosfera quasi irreale.
Tra l’altro l’alba è il momento migliore della giornata per avvistare i famosi delfini rosa amazzonici… e sì, siamo riusciti a vederli davvero. E no, non è una leggenda: sono veramente rosa.
Prima di pranzo siamo usciti nuovamente con la guida per un’attività di pesca, che teoricamente prevedeva la cattura dei piranha.
Spoiler: abbiamo pescato solamente pesci gatto 😅
Nel pomeriggio ci siamo concessi ancora qualche momento di relax al lodge prima di ripartire verso il porto di Nanay.
Ad aspettarci c’era di nuovo il mitico Archimede che, prima di accompagnarci in aeroporto, ci ha fatto fare un giro nel centro di Iquitos a bordo del suo tuk tuk.
Siamo rimasti affascinati dal mercato locale di Iquitos, un luogo caotico, intenso e per certi versi quasi surreale ai nostri occhi occidentali.
Qui abbiamo visto scene che per noi sarebbero impensabili: pesce appoggiato direttamente a terra mentre tuk tuk e motorini sfrecciavano a pochi centimetri, bancarelle improvvisate ovunque e condizioni igieniche decisamente lontane dai nostri standard.
Tra le cose più particolari c’erano i bachi vivi esposti pronti per essere grigliati, cosce di caimano cucinate sul momento e tantissimi ingredienti locali di cui spesso non riuscivamo nemmeno a capire l’origine.
Ed è proprio questo il bello — e allo stesso tempo l’impatto più forte — di viaggiare così lontano: rendersi conto di quanto possano essere diverse le abitudini, il rapporto con il cibo e il modo di vivere.
Più che un semplice mercato, sembrava una fotografia autentica della quotidianità amazzonica.
Ci siamo fermati per cena in centro e successivamente siamo tornati in aeroporto per prendere il volo delle 21:35 diretto a Lima, dove siamo atterrati verso le 23:30.
Una volta arrivati abbiamo preso un Uber per tornare nello stesso hotel della prima notte, quello dove avevamo lasciato i bagagli.
E qui arriva una di quelle coincidenze assurde che solo i viaggi riescono a regalarti: il tassista che ci è venuto a prendere era esattamente lo stesso della prima sera.
A volte il mondo sembra davvero più piccolo di quanto immaginiamo.
Che aspetti a prenotare la tua avventura?